SANT’ELPIDIO A MARE: UNA CITTÀ CHE È UNA SCOPERTA nel cuore delle Marche

Pubblicato in Dal mondo dei musei, News

29 Lug 22 SANT’ELPIDIO A MARE: UNA CITTÀ CHE È UNA SCOPERTA nel cuore delle Marche

Stupore. Eredità. Memoria. Tre parole raccontano l’essenza di Sant’Elpidio a Mare, città nel cuore delle Marche a pochi chilometri dalla costa adriatica. Maestosi palazzi nobiliari, la Basilica Lateranense, eleganti chiese, bellezze monumentali e due collezioni museali incantevoli, la Pinacoteca Civica e il Museo della Calzatura.

Sant’Elpidio a Mare rappresenta un’eccellenza marchigiana in termini di artigianato, imprenditoria, storia, arte ed enogastronomia. È un tesoro inaspettato che non tutti conoscono, capace di connettere cultura, tempo e curiosità.

 

Vivere un’esperienza a Sant’Elpidio a Mare

Si possono scegliere visite guidate, tour e attività per assaporare al meglio il patrimonio artistico e culturale dei musei e del centro storico di Sant’Elpidio a Mare. Partono dall’infopoint turistico ad orari cadenzati (dal giovedì alla domenica e festivi).

Per approfondire > www.santelpidioturismo.it

Suggeriamo un percorso per scoprire al meglio i suoi tesori. Si inizia da Porta Romana. Lungo corso Baccio si affacciano maestosi palazzi nobiliari, alcune delle più importanti chiese cittadine e la neoclassica struttura del Teatro “Luigi Cicconi”, realizzato nel 1870 su progetto dall’architetto Ireneo Aleandri, di cui si apprezza l’elegante prospetto. Poco distante, la Chiesa di San Filippo Neri, conclusa nel 1789, presenta un interno a navata unica, con decorazioni tardo barocche in stucco e, sulla volta, pitture a tempera attribuite a Giovan Battista Ripani (sec. XIX).

 

Il convento dei Padri Filippini ospita la Pinacoteca Civica “Vittore Crivelli” e il Museo della Calzatura “Cav. Vincenzo Andolfi”. La Pinacoteca Civica custodisce l’imponente polittico de LIncoronazione della Vergine, il trittico La Visitazione di Maria a Santa Elisabetta e la tavoletta raffigurante un frate francescano orante del celebre maestro veneto Vittore Crivelli.
Accanto a questi, capolavori di Nicola Monti, Vincenzo Milioni, Hernestus De Schaychis, Gerolamo Dente detto il Tizianello, opere della scuola dei Ricci, pregevoli esempi di scuola marchigiana e romana e la sezione di grafica moderna e contemporanea che raccoglie opere di artisti di fama internazionale come Bruscaglia, Licata, Ciarrocchi, Offidani, Trubbiani, Capozucca, Pierleoni, Sanchini.

 

Al Museo della Calzatura il viaggio inizia con la sezione etnologica Calzature di ogni tempo ed in ogni luogo dove storia, geografia, moda e design si fondono per suscitare suggestioni e curiosità. Dalle riproduzioni di calzari romani agli esemplari del Novecento, fino alle più recenti ed ardite sperimentazioni della sezione dedicata all’Industria Calzaturiera con calzature realizzate da celebri brand secondo esclusivi studi stilistici, vincitori di numerosi premi in tutto il mondo per il loro carattere innovativo. Ricca di curiosità è la sezione dedicata alle scarpe di personaggi famosi, che raccoglie calzature di importanti personalità religiose e di campioni dello sport, di premi Nobel e di uomini illustri della storia politica e culturale italiana.

In piazza Cesare Battisti troviamo la Fontana detta della Pupa, realizzata per celebrare l’istallazione della rete idrica cittadina inaugurata nel 1907. Proseguendo lungo il corso verso piazza Matteotti, si incontra il bellissimo portale rinascimentale decorato a candelabre del 1505 della Chiesa di Sant’Agostino Nuovo, sorta sulla preesistente chiesa di Sant’Antonio Abate del sec. XIV, dopo che l’antico convento agostiniano fuori le mura (Sant’Agostino vecchio, oggi chiesa della Madonna dei Lumi) venne distrutto nel 1377 da Rinaldo da Monteverde, signore e tiranno di Fermo.

Su piazza Matteotti si affaccia la Basilica Lateranense di Maria Santissima della Misericordia, costruita nella seconda metà del ‘500. Al suo interno a navata unica si ammirano affreschi e tele di Giuseppe Bastiani (Storie della Vergine), Andrea Lilli (L’imbarco di Santa Marta) e Andrea Boscoli (Madonna della Misericordia e Profeti, nell’abside). Splendide cantorie lignee intagliate e dorate ospitano due preziosi organi: a destra, quello realizzato nel 1757 dal grande maestro veneto Pietro Nacchini (1757) e, a sinistra, quello di Gaetano Callido (1782), suo allievo, proveniente dalla chiesa di San Francesco.

Nel punto più alto del centro storico cittadino si arriva alla Torre Civica, costruita nel XIV secolo per controllare il territorio circostante dal Mare Adriatico ai Monti Sibillini. Dai suoi 28 metri di altezza offre un panorama unico. Intorno alla metà del ‘600, in cima alla Torre, sono state collocate due campane mentre nel 1893 sul fronte principale venne collocato l’altare all’Unità d’Italia, con le effigi di Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Mazzini e Cavour, in ricordo delle gesta che portarono all’unità nazionale.

La Perinsigne Collegiata di Sant’Elpidio Abate, originaria del XIII secolo e rimaneggiata nel corso dei secoli, custodisce al suo interno un prezioso sarcofago del IV secolo d.C. che conserva le reliquie di Sant’Elpidio e dei suoi due discepoli Ennesio e Eustasio. Presenti anche un altare ligneo barocco dedicato alla Madonna di Loreto, realizzato da Angelo Scoccianti da Cupramontana (1702), un organo di Gaetano Callido e pregevoli pale d’altare tra le quali la Madonna del Carmine e Santi del Pomarancio, il Cristo crocifisso e Santi di Jacopo Palma il Giovane e la Madonna Assunta e Santi di Nicola Monti. Nella Sagrestia è ospitato il Museo della Collegiata dove si possono ammirare una preziosa croce astile di scuola orafa abruzzese del 1398, argenti e paramenti sacri oltre a numerose tele provenienti da chiese elpidiensi.

Accanto alla Collegiata si trova il Palazzo Comunale, costruito alla fine del secolo XIV e ristrutturato nella seconda metà del ‘500, sotto la direzione di Giovanni Boccalini da Carpi, architetto della Santa Casa di Loreto.

Poco distante dal centro storico, sull’antico sito della città sono ancora visibili i resti della chiesa di Sant’Agostino Vecchio, oggi Madonna dei Lumi, distrutta durante il saccheggio del 1377. L’oratorio conserva l’altare della Sacra Spina (1371) e un affresco del XV secolo.

 



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