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15 Mar 26 INTERVISTE DAI COMUNI: Gian Pietro Arca, sindaco del Comune di Silanus
Silanus è un paese ricco di storia. Qual è, sindaco, l’atmosfera che colpisce un viaggiatore che arriva nel vostro territorio?
Silanus è un piccolo paese di circa duemila abitanti, situato nella regione geografica del Marghine, nel cuore della Sardegna. L’atmosfera che si respira è quella tipica di molti paesi dell’interno dell’isola: un’atmosfera genuina, autentica, che fa emergere l’ospitalità che da sempre caratterizza la Sardegna. Senza voler fare torto agli altri territori, credo che questa dimensione sia ancora più forte nei paesi dell’interno, proprio per la loro natura e per il loro tessuto sociale. Per noi l’ospitalità è un valore fondamentale, qualcosa da cui non si può prescindere: veniamo educati a questo fin da bambini, perché è un atteggiamento che respiriamo prima di tutto in famiglia.
È un aspetto immateriale, ma molto importante: un modo di essere e di accogliere che, insieme alle bellezze archeologiche e culturali che caratterizzano Silanus e l’intero Marghine, viene percepito immediatamente dal visitatore.
Entrando a Silanus, cosa consiglia assolutamente di visitare?
La prima cosa che colpisce avvicinandosi a Silanus è senza dubbio il Complesso archeologico di Santa Sabina, che noi chiamiamo Santa Sarbana. Si trova lungo la strada statale 129, la cosiddetta trasversale sarda, una delle arterie principali dell’isola. È uno straordinario complesso monumentale dove convivono un nuraghe e una chiesa bizantina: una combinazione praticamente unica in Sardegna, di grande fascino.
Tra gli altri siti c’è il Nuraghe Orolio, situato su una piccola collina e attualmente interessato da interventi di messa in sicurezza e da nuovi scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza, grazie a un recente finanziamento del Ministero della Cultura.
Abbiamo poi diverse chiese che fanno parte di un percorso chiamato “Il cammino delle sette chiese”: la chiesa di San Lorenzo, di Santa Sabina, dell’Itria, della Maddalena, di Sant’Antonio Abate, di San Bartolomeo e di Santa Croce.
Un vero fiore all’occhiello è sicuramente Sa Domo de sa Poesia Cantada. In Sardegna esiste un’arte straordinaria e unica al mondo: la poesia improvvisata cantata in lingua sarda. A Silanus abbiamo creato questo spazio dedicato proprio alla poesia cantata come strumento di trasmissione identitaria. È un luogo unico nell’isola, nato grazie all’impegno dello studioso e intellettuale Paolo Pillonca, uno dei massimi conoscitori di quest’arte, purtroppo scomparso qualche anno fa. È stata realizzata a Silanus anche perché il nostro paese ha dato i natali a due dei più grandi poeti improvvisatori della Sardegna, Francesco Mura e Mario Masala.
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Recentemente avete presentato un nuovo modello di gestione integrata del vostro patrimonio culturale e monumentale, affidato a Maggioli Cultura e Turismo. Quali sono gli obiettivi e le aspettative di questa operazione?
Abbiamo scelto di affidarci a Maggioli Cultura e Turismo, un’azienda che rappresentava per noi una garanzia. Il progetto è stato illustrato alla Regione Sardegna, che ha deciso di finanziarlo quasi interamente. Per noi è stata una grande soddisfazione, perché ha riconosciuto la validità dell’iniziativa. Il progetto di “gestione” avrà una durata di venti mesi e l’obiettivo è rilanciare i nostri siti culturali e archeologici, oggi non ancora valorizzati come potrebbero. L’idea è partire proprio da Santa Sabina, che può diventare un grande attrattore turistico, soprattutto dalla primavera all’autunno. Da lì vogliamo portare i visitatori all’interno del paese, per permettere loro di scoprire le altre bellezze, vivere il territorio, fermarsi, respirare l’ospitalità di cui parlavamo prima e gustare le nostre specialità gastronomiche.
Un altro obiettivo importante è creare una rete museale locale, con Sa Domo de sa Poesia Cantada come punto di partenza, e avviare il percorso per entrare nella rete museale regionale, così da intercettare nuovi finanziamenti e opportunità.

Ci sono eventi o attività culturali che animano Silanus, da mettere in agenda?
Il primo appuntamento di ogni anno è la festa del nostro patrono Sant’Antonio Abate, che si celebra il 17 gennaio. I festeggiamenti iniziano già la sera del 16 gennaio con l’accensione del grande fuoco votivo, uno spettacolo pirotecnico e una cena comunitaria offerta a tutto il paese. Il giorno successivo la festa prosegue con il pranzo e la cena condivisi.
Abbiamo poi la festa di San Lorenzo ad agosto, che porta a Silanus centinaia di persone dai paesi di tutta la Sardegna. Non mancano le tradizionali feste campestri, come quella di Santa Sabina nel mese di settembre e quella di San Bartolomeo, oltre a diverse celebrazioni primaverili.
Silanus è storicamente un paese a vocazione agropastorale e, come molti centri della Sardegna, mantiene una vita comunitaria molto attiva. Questo anche grazie al lavoro delle associazioni locali, a partire dalla Pro Loco, e dei gruppi culturali. Abbiamo, per esempio, gruppi di canto a tenore, un’altra espressione molto radicata nella nostra tradizione. Tutto questo contribuisce a rendere il paese vivo e dinamico durante tutto l’anno.
Qual è l’aspetto di Silanus a cui lei, come sindaco, è particolarmente legato o tiene di più?
Io voglio visceralmente bene al mio paese. Sono nato a Silanus e sono cresciuto qui. Silanus mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi. Non parlo del fatto di essere sindaco – quello è un ruolo che mi è stato affidato dai cittadini – ma della formazione umana. Il mio paese mi ha insegnato il valore della comunità: qui esiste ancora uno spirito di vicinanza molto forte, soprattutto nei momenti di difficoltà. È una comunità fatta di persone che lavorano, che hanno ambizione nel senso più positivo del termine e che cercano di migliorarsi. È questo il legame più forte che sento con Silanus.

Intervista a cura di Sara Stangoni