Destinazione turistica: perché puntare sulla Silver Nomad (over 65)

Pubblicato in Attualità, News

12 Apr 26 Destinazione turistica: perché puntare sulla Silver Nomad (over 65)

Siamo sicuri che i ventenni che ballano su TikTok possano essere realmente coloro che sposteranno flussi la prossima estate? In questo scenario in cui incombe la crisi energetica che potrebbe portarci a limitazioni negli spostamenti vogliamo ancora puntare su un target giovane e dinamico?

È dura ammetterlo ma dobbiamo guardare in faccia la realtà demografica e guardare indietro anziché avanti, cioè puntare sui Silver Nomad.

Ebbene sì, dopo aver rincorso i Digital Nomad col pc nello zaino alla ricerca di una wi-fi stabile, ora vi sto parlando di una generazione di over 65, benestanti, in salute e profondamente curiosi, che non cercano una vacanza di una settimana ma una nuova residenzialità temporanea. È un pubblico che fugge dal caos e dal caro vita delle metropoli per cercare qualità della vita, relazioni umane e servizi efficienti. In una prospettiva di lungo termine, che va oltre i brevi incarichi di destination management che le destinazioni riservano a noi professionisti del settore, puntare su questi cittadini temporanei ad alto impatto economico ma soprattutto di coesione sociale, può essere una strategia vincente.

Per capire meglio la tematica, analizziamo qualche esempio. Per anni abbiamo guardato al Portogallo come al modello di questa strategia, ma proprio negli ultimi tempi il governo locale ha deciso di chiudere il celebre regime fiscale per i residenti non abituali, stanco di una gentrificazione selvaggia che ha spinto i prezzi degli affitti alle stelle, rendendo la vita impossibile ai locali. Questo cambio di rotta ci dice che il marketing territoriale basato solo sullo sconto fiscale è una bomba a orologeria se non si pone adeguata attenzione all’impatto sociale sui residenti.

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In Italia ci siamo mossi con l’articolo 24-ter del TUIR (Opzione per l’imposta sostitutiva sui redditi delle persone fisiche titolari di redditi da pensione di fonte estera che trasferiscono la propria residenza fiscale nel Mezzogiorno) che prevede il regime fiscale agevolato per i pensionati che scelgono i piccoli comuni (entro i 30.000 abitanti) del Mezzogiorno o quelli nel cratere sismico del 2006.

Sull’esempio del Portogallo dobbiamo fare attenzione a non vendere solo il “7%” di aliquota fiscale, ma parlare di territorio accogliente e servizi. Queste persone non consumano il territorio, lo abitano: frequentano le botteghe, vanno dal medico del paese, siedono al bar ogni mattina. Se il Comune non prepara la comunità locale a questa convivenza, se non crea servizi di telemedicina efficienti o se non digitalizza i processi burocratici, il vantaggio competitivo svanirà in un attimo.

Negli Stati Uniti gestiscono da decenni il fenomeno degli Snowbirds, pensionati canadesi o degli Stati più a nord che si trasferiscono 6 mesi l’anno a Sarasota e Naples e per soddisfare i loro bisogni sono state attrezzate infrastrutture specifiche come piste ciclabili sicure, parchi cittadini curatissimi che diventano luoghi di socializzazione ed una programmazione culturale (teatri, musei, conferenze) di alto livello.

In Italia, a Ollolai in Sardegna (1200 abitanti), ad esempio, si è passati dalle “case a 1 euro” a programmi di accoglienza per professionisti a fine carriera. Il Comune non mette a disposizione solo un tetto, ma un “facilitatore di comunità” (all’interno della locale cooperativa di comunità) che aiuta il Silver Nomad ad integrarsi, a trovare il produttore di olio locale ed a partecipare alla festa patronale.

È il passaggio fondamentale: come destination managers non puntiamo a trovare ospiti per una camera, ma vendiamo l’appartenenza ad una comunità. Una destinazione intelligente è quella che crea spazi di co-living dove il giovane locale ed il manager in pensione che arriva da Londra o da Milano possono scambiarsi competenze.

Mi viene in mente un film che consiglio a tutti di vedere: “The Intern” – 2015 – con Robert The Niro e Anne Hathaway dove ex dirigente diventa stagista in una startup di moda e cambia profondamente l’approccio di business ma anche etico della protagonista. Questo approccio di attenzione allo scambio intergenerazionale ritengo possa essere la chiave di successo del processo di riattivazione dei borghi italiani in modo realmente sostenibile.

Sostenibile anche economicamente se pensiamo che Il Silver Nomad ha una capacità di spesa pro-capite immensamente superiore a quella di un turista tradizionale “di massa” e soprattutto spende in modo costante nel tempo. Il residente temporaneo “silver” spalma il suo impatto su mesi, rendendo le imprese locali sostenibili tutto l’anno. Questo significa che i nostri artigiani, i nostri ristoratori e i nostri commercianti possono finalmente uscire dalla logica del “tutto esaurito in agosto” per puntare su una clientela fissa che apprezza la qualità e la relazione personale.

È il passaggio dalla quantità alla stabilità, un obiettivo che ogni pianificazione pubblica dovrebbe perseguire… o no?

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MARKETING TERRITORIALE
Rubrica a cura di Marco Cocciarini

Laureato in Economia del Turismo, è consulente di sviluppo innovativo strategico e tecnologico per il destination management turistico in particolare su progetti di cooperazione internazionale e locale. È stato business developer di alcune delle più celebri startup italiane in ambito turistico ed è attualmente responsabile territoriale della loro associazione nazionale.

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