Pubblicato in Dal mondo dei musei, News
14 Giu 26 CIAC di Foligno: “Guidi – Tancredi. Un nodo invisibile”
Due protagonisti assoluti dell’arte italiana del Novecento: Virgilio Guidi e Tancredi Parmeggiani. Il CIAC di Foligno (Centro Italiano Arte Contemporanea) presenta “Guidi – Tancredi. Un nodo invisibile”, una grande mostra promossa e organizzata dallaFondazione Cassa di Risparmio di Foligno, visitabile dal 28 giugno al 27 settembre 2026.
L’esposizione curata da Italo Tomassoni e Giovanni Granzotto riunisce oltre settanta opere rare e di straordinaria qualità museale, mettendo a confronto i capolavori degli anni Venti e Trenta di Guidi con le opere più intense e radicali di Tancredi realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
L’inaugurazione è in programma sabato 27 giugno, alle ore 18.
La mostra nasce da una domanda critica tanto suggestiva quanto complessa: quale relazione profonda unisce due artisti apparentemente lontanissimi per linguaggio, sensibilità e visione? Da questa interrogazione prende forma il sottotitolo “Un nodo invisibile”, che allude a un legame sotterraneo, quasi inconscio, capace di attraversare le differenze stilistiche e generazionali dei due maestri. Se la pittura di Guidi appare fondata su un equilibrio lirico tra luce, forma, colore e spazio, quella di Tancredi si manifesta invece come un campo di tensioni interiori, una scrittura segnica e cromatica attraversata da inquietudine, frammentazione e pulsione esistenziale. Due universi distanti che tuttavia sembrano sfiorarsi in profondità, dentro le pieghe della storia dell’arte e della coscienza moderna.
Per informazioni > www.ciacfoligno.it
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Il percorso espositivo: un confronto tra due differenti idee di pittura e di realtà
Da una parte Guidi, protagonista di una ricerca che attraversa il Novecento mantenendo un saldo rapporto con la tradizione italiana, con la luce veneziana e con una visione poetica dello spazio; dall’altra Tancredi, artista inquieto e visionario, sostenuto da Peggy Guggenheim e vicino alle esperienze dello Spazialismo, capace di trasformare il segno e il colore in strumenti di introspezione radicale.
La mostra al CIAC restituisce così non solo un confronto storico-artistico di eccezionale rilevanza, ma anche una riflessione sul destino stesso dell’opera d’arte nel presente. In un tempo dominato dalla riproducibilità tecnica, dalla smaterializzazione delle immagini e dalla perdita dell’aura, “Tancredi – Guidi. Un nodo invisibile” riafferma la centralità fisica e spirituale dell’opera, il suo corpo, la sua irriducibile unicità.
Spiega il curatore Italo Tomassoni: «Il dialogo tra i due artisti può essere interpretato attraverso la metafora del “Nodo Borromeo” elaborata da Jacques Lacan: un intreccio tra reale, simbolico e immaginario che diventa chiave di accesso alle profondità dell’essere e della creazione artistica. In Guidi questa struttura si organizza armonicamente nella sintesi di luce, forma, colore e spazio; in Tancredi, invece, si contrae fino a trasformarsi in una tensione psicologica estrema, in una pittura che registra il dramma dell’esistenza e l’instabilità della coscienza contemporanea».
L’esposizione rappresenta inoltre un’occasione rara per approfondire il rapporto tra due figure fondamentali della cultura italiana del Novecento, unite da una reciproca stima documentata già nel 1949, quando Guidi presentò il giovane Tancredi alla sua prima mostra personale veneziana, e successivamente nel 1953, in occasione della mostra alla Galleria del Naviglio di Milano sostenuta anche da Peggy Guggenheim.
Il curatore Giovanni Granzotto sottolinea: «Guidi attraversa il Novecento cercando nella luce la verità della natura, senza mai diventarne ostaggio: viveva la contemporaneità con l’occhio rivolto alla storia e il pensiero proiettato al futuro. Tancredi, invece, è stato “un uragano leggero”. Ha trasformato lo spazio in un campo mentale attraversato da energia, angoscia e libertà. È in questa distanza che nasce il loro invisibile punto di contatto: la necessità profonda di fare della pittura una forma assoluta di verità interiore».
Attraverso un allestimento costruito come un attraversamento delle differenze, delle asimmetrie e delle tensioni del secolo scorso, il progetto del CIAC di Foligno propone una lettura nuova e originale di due percorsi che, pur restando irriducibilmente autonomi, continuano ancora oggi a interrogare il nostro presente.
