11 Mag 26 Destinazione turistica: la ricerca del silenzio. Cosa è il paesaggio sonoro
Qualcosa sta cambiando nelle necessità intime e profonde dei visitatori. La frenesia quotidiana, il caos cittadino minano la stabilità emotiva di ognuno di noi. Fermiamoci un secondo. Chiudiamo gli occhi e proviamo ad ascoltare la destinazione su cui stiamo lavorando. Probabilmente la risposta è il ronzio costante del traffico, il sibilo dei condizionatori o il brusio indistinto di una folla che calpesta antichi e moderni marciapiedi. I turisti moderni da questo frastuono stanno cercando di scappare. Torno da due giorni nel South Limburg, estremo sud del territorio olandese, dove il tema del turismo open air è ormai consolidato da decenni e dove la ricerca del silenzio, a contatto con la natura, è una costante in ogni proposta di destinazione. Dopo decenni passati ad ossessionarci con l’inquadratura perfetta per Instagram (in qualche zona addirittura si danno indicazioni ai coltivatori su dove posizionare le rotoballe di fieno per poter meglio rappresentare il paesaggio rurale sognato sui social), ci siamo accorti che le persone fuggono dalle città non solo per vedere un nuovo panorama, ma anche per sentire qualcosa di diverso.
Il silenzio, o meglio, lo scenario sonoro autentico, è diventato un nuovo bene non tanto di lusso ma distintivo, esclusivo e ricercatissimo.
Noi che ci definiamo destination managers non possiamo solo curarci di creare immagini suggestive, ma dobbiamo proteggere e vendere l’identità sonora del nostro territorio.
Ho conosciuto, e vi condivido, il concetto di Soundscape, o paesaggio sonoro, che è stato introdotto decenni fa dal compositore Raymond Murray Schafer, ma solo oggi sta entrando prepotentemente nelle agende politiche delle DMO più avanguardiste.
Il motivo è semplice: l’inquinamento acustico è un killer silenzioso dell’esperienza turistica. Potete avere la piazza più bella del mondo, ma se è costantemente aggredita dal rumore di un cantiere o dal passaggio di autobus pesanti, il valore percepito dal visitatore crolla. Per questo tanti che si definiscono “viaggiatori” scelgono orari improbabili per esplorare le città turistiche, ma anche per fare esperienze “esclusive”.
__________________________________________________________________________
Desideri trasformare il tuo Comune
in una destinazione turistica?
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER “Mete non Comuni”.
Interviste, approfondimenti, strumenti, esempi virtuosi, opportunità.
RIMANI SEMPRE AGGIORNATO CON MAGGIOLI CULTURA > CLICCA QUI
__________________________________________________________________________
Un esempio che ho apprezzato personalmente è quello dei “Suoni delle Dolomiti” (una delle prossime esperienze all’alba è la seguente > https://www.isuonidelledolomiti.it/eventi/belles-of-the-rockies) dove paesaggio, suoni della natura e strumenti collaborano insieme a rendere un luogo, e le persone con cui quell’esperienza viene condivisa, realmente indimenticabile.
I colleghi di qualche borgo hanno iniziato a lavorare sul branding sonoro, ad esempio,
valorizzando il suono delle proprie fontane, come per la celeberrima Rasiglia, ma anche quelli di qualche città più importante, come ad esempio Modena, che ha creato una webserie proprio sui suoni della città che vi invito a vedere tutti d’un fiato > https://www.visitmodena.it/it/thesoundofmodena.
L’obiettivo è quello di offrire al visitatore un’ancora emotiva che rimarrà impressa nella memoria molto più di una foto digitale. Il suono è l’unico senso che non ha “palpebre”: non possiamo chiuderlo, ci attraversa e condiziona il nostro sistema nervoso, influenzando direttamente il tempo di permanenza e la propensione alla spesa (basta pensare al tempo che dedichiamo agli artisti di strada quando si esibiscono per le vie della nostra città).
Arrivare a definire un suono come “patrimonio” significa che il Comune deve impegnarsi a proteggerlo, limitando il traffico in certe aree o imponendo regole acustiche alle attività commerciali. E non è per niente facile.
Il primo passo è la mappatura sonora. Mappare i “punti di ascolto” chiedendoci quali sono i suoni che rendono unico il nostro territorio e quali sono invece i rumori parassiti che lo degradano. Una volta identificati, si passa all’urbanistica acustica. Significa, ad esempio, scegliere pavimentazioni che attutiscono il rumore delle auto, creare zone pedonali non solo per la sicurezza, ma per restituire il suono del passo umano sulla pietra, o piantare barriere vegetali che possono diventare il rifugio degli uccelli che poi regaleranno agli ospiti il loro canto. È una sfida che richiede una sinergia difficile ma necessaria tra gli uffici di turismo e tecnici: non si può promuovere il “relax” se poi la pianificazione urbana permette un rumore di fondo da zona industriale.
Stanno nascendo guide turistiche innovative composte non più, o quantomeno non solo, di testi scritti ma da podcast immersivi e mappe sonore digitali. Immaginate un turista che, passeggiando in una valle alpina, riceve una notifica (geolocalizzata) che lo invita a fermarsi in un punto specifico per ascoltare l’eco o semplicemente il suono di un torrente che in quel tratto ha una tonalità unica. Stiamo parlando di dare una dimensione narrativa al territorio che non passa per lo schermo dello smartphone, ma per l’esperienza fisica del corpo nello spazio.
Questo tipo di approccio attira un target di viaggiatori colti, attenti alla sostenibilità e al benessere mentale, ovvero quel segmento “high-value” che ogni amministratore oggi rincorre per evitare il collasso del turismo di massa.
Il nostro ospite vorrà portare a casa non solo l’immagine di un tramonto, ma soprattutto il ricordo della pace che ha ascoltato mentre quel tramonto si presentava ai suoi occhi.
____________________________________________________

MARKETING TERRITORIALE
Rubrica a cura di Marco Cocciarini
Laureato in Economia del Turismo, è consulente di sviluppo innovativo strategico e tecnologico per il destination management turistico in particolare su progetti di cooperazione internazionale e locale. È stato business developer di alcune delle più celebri startup italiane in ambito turistico ed è attualmente responsabile territoriale della loro associazione nazionale.