I repeaters: quando la destinazione turistica scelta è “stessa spiaggia stesso mare”

Pubblicato in Attualità, News

03 Set 23 I repeaters: quando la destinazione turistica scelta è “stessa spiaggia stesso mare”

A fine stagione solitamente si fanno i bilanci di arrivi e presenze, ultimamente con i confronti pre e post Covid ma pur sempre dati a confronto. Spesso ci troviamo, come era solito dire un po’ di anni fa, a confrontare le mele con le pere. Da un lato il sommerso che siamo arrivati a stimare in modo fantasioso come il calcolo del peso dei camion addetti al trasporto dei rifiuti (ed anche la variazione sulla quantità di differenziata in quanto i residenti sono solitamente più attenti degli ospiti). Su questo tema ci sarebbe molto da dire, ma oggi vorrei concentrarmi sull’altro lato: il mercato dell’offerta e della domanda cambiano rapidamente quindi rischiamo di confrontare dati non omogenei. Faccio qualche esempio citando Hospitality-news.it: “L’ultimo rapporto di AirDNA sul mercato europeo degli affitti a breve termine evidenzia una forte crescita della domanda e mutevoli tendenze della stagionalità. In Italia la domanda è cresciuta del 37% rispetto a febbraio 2022 e del 148% rispetto a febbraio 2021, mentre gli annunci disponibili segnano solo un +15% rispetto a febbraio 2022 e + 3% rispetto a febbraio 2021, spingendo verso l’alto i tassi di occupazione, poiché l’offerta non cresce allo stesso ritmo della domanda.”

Se quindi confrontassimo i dati di spesa media sul territorio 2021 con quelli 2023 o, ancora più vero, degli anni prima del Covid, troveremmo un “paniere” diverso nel quale, nel 2023, dovremmo inserire anche il famoso taglio del toast da 2 euro e gli altrettanti per farsi scaldare al microonde il biberon del latte per un neonato. In questi anni sono cambiati moltissimi aspetti dal lato della domanda e da quello dell’offerta e, forse, non è più così immediato confrontare la spesa sul territorio negli anni dei turisti, tenendo solo conto dell’inflazione (e quindi dei costi aumentati anche per i fornitori dei servizi ai turisti stessi). A mio avviso c’è però un segmento di mercato sul quale si può ancora continuare questa riflessione e che ci apre, anch’esso, gli occhi sulla capacità della destinazione di generare valore aggiunto: i repeaters o, in italiano, coloro che tornano a cadenza regolare nella destinazione.

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Perchè si sceglie “stessa spiaggia stesso mare”?

Si tratta di quelli rappresentati dal brano di Piero Focaccia del 1963 “stessa spiaggia stesso mare”. In effetti, almeno nel settore balneare, qualche operatore è rimasto a quell’epoca ma non è il tema di riflessione di oggi. Pensiamo piuttosto alla fatidica domanda: perché qualcuno dovrebbe tornare ogni estate nello stesso posto e replicare (compatibilmente col ciclo vitale) gli stessi acquisti di anno in anno? Ma se ascoltiamo ovunque (social media, riviste, tv) di quanto sia trendy viaggiare ovunque sempre in posti nuovi, possibilmente esotici perché più instagrammabili, che senso ha tornare ogni anno nello stesso posto a fare le stesse cose?

Ultima domanda: a parte le motivazioni legate al ciclo di vita dei repeaters che, ovviamente, fa cambiare quantomeno le esigenze relative ai servizi ricercati nella destinazione, è poi vero che sia così rassicurante tornare nella stessa destinazione o c’è qualcosa di più? Non posso ovviamente rispondere a queste domande esistenziali senza una accurata ricerca fatta di questionari e soprattutto di empatia, lungo tutte le spiagge d’Italia. Ricordo però i risultati della mia tesi di 20 anni fa basata sui dati di una ricerca fatta proprio sulle spiagge (croate in quel caso) ed una delle tematiche esplorate, già allora, erano i repeaters e le loro motivazioni di scelta continuativa nel tempo della destinazione. Secondo uno studio un po’ datato (2016) della European Travel Commission “Il numero dei repeater di una destinazione è inversamente proporzionale alla distanza del mercato di origine e quindi alla durata del tempo di viaggio” (e vabbè, questa era facile) ma anche “La percentuale di repeater sul totale dei visitatori è fortemente influenzata da altri fattori quali livello culturale (conoscenza geografica), padronanza delle lingue , estensione della popolazione e peso percentuale sulla stessa di turisti che viaggiano all’estero” e già su questa qualche riflessione possiamo portarla. Il soggiorno al mare di prossimità è facile, spesso si hanno seconde case o si conosce bene l’ambiente quindi la scelta è quasi “obbligata”. Ma queste non sono le vere vacanze, queste sono la “villeggiatura” già presente nella tradizione dei patrizi romani poi divenuta fenomeno sociale agli inizi del ‘900. Alla villeggiatura si dà un valore diverso rispetto alla vacanza. Ci si investe il meno possibile (e si hanno tutti gli strumenti per farlo dal punto di vista economico conoscendo bene la destinazione) anche emotivamente: non è impegnativo perché non devi stare tanto a cercare, a decidere, a scegliere. Ci vai per tradizione quindi non ti sembra nemmeno di fare una vacanza, è come stare a casa ma da un’altra parte. La vacanza vera e propria è invece quella per la quale ci si prepara e soprattutto ci si investe di più sia in termini economici che emotivi. Tra due settimane cercheremo di capire cosa significa essere destinazione per villeggianti o per viaggiatori. 

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MARKETING TERRITORIALE
Rubrica a cura di Marco Cocciarini

Laureato in Economia del Turismo, è consulente di sviluppo innovativo strategico e tecnologico per il destination management turistico in particolare su progetti di cooperazione internazionale e locale. È stato business developer di alcune delle più celebri startup italiane in ambito turistico ed è attualmente responsabile territoriale della loro associazione nazionale.

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