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13 Lug 26 INTERVISTE DAI COMUNI: Alessandro Giovanardi, Direttore Musei Comunali di Rimini
I Musei Comunali di Rimini rappresentano un circuito culturale articolato e in continua evoluzione. Quali sono i punti di forza dell’offerta museale riminese e quali obiettivi vi siete posti per i prossimi anni?
Uno dei principali punti di forza dei Musei Comunali di Rimini è certamente la ricchezza e l’articolazione dell’offerta culturale. Nel loro insieme, edifici, collezioni e raccolte coprono un arco temporale molto ampio, dall’archeologia preromana fino all’arte contemporanea. Tra gli elementi di maggiore attrazione spiccano la Domus del Chirurgo e l’archeologia romana, che richiamano visitatori e istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado provenienti da tutta Italia e dall’estero. A questo si affianca una ricca attività espositiva e laboratoriale, particolarmente significativa dal punto di vista didattico. L’offerta museale comprende inoltre opere di straordinario valore che superano i confini della città. Penso al Trecento riminese, alla stagione malatestiana con il capolavoro di Giovanni Bellini, alle importanti collezioni del Seicento, tra cui spiccano le opere di Guido Cagnacci, oggi riconosciuto tra i grandi protagonisti della pittura italiana del periodo accanto a Caravaggio, Guercino e Guido Reni. Per quanto riguarda il Novecento, un ruolo di primo piano è svolto dalla collezione dedicata a René Gruau, che racconta l’incontro tra arte, moda, cinema e illustrazione.
Per i prossimi anni l’obiettivo principale è rendere queste collezioni sempre più accessibili e valorizzate, sia dal punto di vista fisico sia da quello cognitivo e didattico. Vogliamo migliorare continuamente l’esperienza di visita e rafforzare l’idea del museo come luogo di incontro e di scambio culturale, una vera e propria agorà contemporanea, aperta e inclusiva. In questa direzione si inseriscono anche le aperture gratuite per i residenti della provincia di Rimini e per tutti i giovani fino ai 30 anni, indipendentemente dalla loro provenienza.
La Domus del Chirurgo è considerata una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi decenni in Italia. Quale valore riveste oggi per l’identità culturale di Rimini e per la sua attrattività turistica?
La Domus del Chirurgo è effettivamente una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni in Italia. Il suo valore risiede non solo nella qualità della conservazione del sito, ma anche nell’eccezionalità dei reperti rinvenuti. Proprio qui è stato scoperto il più ricco e complesso corredo di strumenti chirurgici dell’intera età romana, un ritrovamento che rappresenta un primato assoluto. A questo si aggiunge il rinvenimento di un prezioso pinax in vetro decorato, un’opera praticamente unica nel suo genere, della quale esiste un solo altro esemplare noto a Cipro.
Dal punto di vista turistico, la possibilità di visitare direttamente il sito e ammirare sia la Domus del Chirurgo sia i magnifici pavimenti della domus tardoantica offre ai visitatori un’esperienza immersiva e concreta della vita quotidiana nell’antica Ariminum. La Domus è diventata così uno degli elementi più rappresentativi dell’offerta culturale riminese e un importante attrattore capace di richiamare visitatori da tutta Italia e dall’estero.
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A quasi vent’anni dall’apertura al pubblico, come è cambiata la percezione della Domus del Chirurgo da parte dei visitatori e della comunità locale?
Nel corso degli anni l’interesse del pubblico è cresciuto in maniera significativa. La Domus del Chirurgo è ormai percepita come uno dei principali simboli culturali della città e un autentico fiore all’occhiello del patrimonio riminese. Anche la comunità locale ne riconosce sempre più il valore identitario, considerandola un elemento distintivo della storia e della cultura cittadina. Da scoperta archeologica di grande rilievo è diventata nel tempo parte integrante dell’immagine stessa di Rimini.



La valorizzazione di un sito archeologico richiede un delicato equilibrio tra conservazione e fruizione. Quali sono le principali sfide che affrontate nella gestione della Domus del Chirurgo, anche per promuovere a Rimini un turismo culturale destagionalizzato?
È importante ricordare che il patrimonio archeologico appartiene allo Stato e che il Comune di Rimini e i Musei Comunali ne sono i gestori. Per questo la conservazione e la valorizzazione richiedono una costante collaborazione tra istituzioni. La sfida principale consiste nel garantire la tutela di un patrimonio particolarmente delicato, rendendolo al tempo stesso accessibile e fruibile al pubblico. Dal punto di vista della destagionalizzazione, la Domus del Chirurgo svolge un ruolo fondamentale. L’interesse delle scuole e dei visitatori culturali contribuisce infatti ad attirare presenze durante tutto l’anno, al di fuori dei tradizionali flussi turistici estivi.
Un dato significativo riguarda il recente periodo di chiusura delle sale della Pinacoteca per lavori di adeguamento dell’impianto antincendio. Nonostante l’impossibilità di visitare una parte importante del museo, non si è registrata una diminuzione della bigliettazione, segno che l’offerta archeologica, e in particolare la Domus del Chirurgo, rappresenta oggi un forte elemento di attrazione autonoma.
Le nuove tecnologie stanno trasformando il modo di raccontare il patrimonio culturale. Sono previsti nuovi strumenti digitali, percorsi immersivi o progetti innovativi dedicati alla Domus del Chirurgo?
Stiamo lavorando su diversi fronti. Uno dei progetti più importanti riguarda la realizzazione di un “gemello digitale” della Domus. Questo strumento consentirà sia di documentare con precisione lo stato attuale del sito sia di monitorarne nel tempo eventuali cambiamenti, offrendo al contempo nuove modalità di fruizione e studio. Parallelamente stiamo sviluppando un percorso immersivo all’interno del museo che permetterà di ricostruire virtualmente la Domus così come doveva apparire in origine. Grazie alla collaborazione tra archeologi e Soprintendenza, i visitatori potranno entrare idealmente negli ambienti antichi, comprenderne le funzioni quotidiane e assistere alla ricostruzione delle vicende che ne hanno segnato la storia, compreso il momento della distruzione. Le tecnologie digitali saranno inoltre utilizzate per ampliare l’accesso alle collezioni, mettendo a disposizione materiali e reperti consultabili anche a distanza e offrendo strumenti di approfondimento durante la visita attraverso smartphone e tablet.
Grande attenzione sarà riservata anche all’accessibilità. Oltre ai contenuti multilingue, sono in fase di sviluppo progetti specifici per migliorare l’esperienza delle persone con disabilità visive e uditive, potenziando strumenti e percorsi già esistenti.
Per chi non ha ancora visitato la Domus del Chirurgo, quale reperto, ambiente o dettaglio consiglierebbe di osservare con particolare attenzione e perché?
Inviterei anzitutto a osservare con attenzione i mosaici della Domus del Chirurgo e della vicina domus tardoantica, cercando di coglierne il ricco patrimonio simbolico e figurativo. Le rappresentazioni di Orfeo, degli animali, delle scene di caccia e i motivi geometrici raccontano molto della cultura e dell’immaginario dell’epoca. Consiglierei inoltre di soffermarsi sui reperti conservati nel museo, in particolare sugli straordinari strumenti chirurgici e sul celebre pinax in vetro, che costituiscono testimonianze uniche nel panorama archeologico romano.
La Domus del Chirurgo rappresenta anche una porta d’accesso all’intera collezione archeologica dei Musei Comunali, che attraversa secoli di storia, dall’età preromana fino al tardo antico. Più in generale, suggerisco ai visitatori di esplorare l’intero percorso museale. Rimini non è stata importante soltanto in età romana: la città ha svolto un ruolo centrale anche nel Medioevo e durante la stagione malatestiana, grazie alla sua posizione strategica sull’Adriatico, ai rapporti con Venezia e con le sponde balcaniche e greche. Questa lunga storia è documentata da reperti e opere di straordinario valore conservati nei Musei Comunali, che permettono di cogliere la continuità e la ricchezza culturale di Rimini attraverso i secoli.

Intervista a cura di Sara Stangoni