INTERVISTE DAI COMUNI: Francesca Carli, assessore alla Cultura del Comune di Loreto

Pubblicato in Interviste, News

19 Gen 26 INTERVISTE DAI COMUNI: Francesca Carli, assessore alla Cultura del Comune di Loreto

Francesca Carli, assessore alla Cultura del Comune di Loreto (AN)

La città di Loreto è conosciuta come uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio mariano. Qual è l’atmosfera o la suggestione che, secondo lei, colpisce un viaggiatore che arriva nel vostro territorio?

Loreto, a mio avviso, colpisce per un’atmosfera davvero particolare, che nasce dall’incontro naturale tra spiritualità, storia, bellezza paesaggistica e vita quotidiana. È una città di rilevanza mondiale che, a fronte di 13.000 abitanti, è capace di accogliere fino a un milione e mezzo di presenze turistiche. Chi arriva avverte immediatamente un senso di raccoglimento, ma anche una dimensione profondamente umana e accogliente. Loreto è attraversata da secoli da persone e storie diverse: pellegrini, visitatori, ma anche cittadini che la vivono ogni giorno. Cammini, silenzi e incontri si intrecciano in modo del tutto naturale. Nonostante l’imponenza e la magnificenza del Santuario, Loreto è una città che si lascia scoprire poco per volta, con tempi lenti, chiedendo quasi rispetto. Questo, secondo me, è uno dei suoi tratti più affascinanti.

C’è anche un raro senso di equilibrio: Loreto è profondamente spirituale, e questo si avverte “a pelle”, ma allo stesso tempo è una città aperta, luminosa, fortemente legata al paesaggio che la circonda. La Basilica domina lo spazio urbano con un impatto visivo forte e inevitabile, ma è in costante dialogo con il mare e con le colline marchigiane. La sua posizione elevata permette di abbracciare con lo sguardo gran parte del territorio, creando una suggestione che invita alla riflessione e alla scoperta.

Chi arriva percepisce soprattutto accoglienza e silenzio, ma non un silenzio vuoto o isolante: è un silenzio “vissuto” che invita alla pausa, all’ascolto e alla contemplazione, senza mai chiudersi. Loreto riesce così a unire il sacro con il quotidiano, la dimensione spirituale con quella culturale.

Quali sono, assessore, almeno tre cose che lei consiglia di fare o di vedere a chi visita Loreto?

È inevitabile partire dal Santuario della Santa Casa: non si può prescindere da una sua visita. Non soltanto come luogo di pellegrinaggio, ma come straordinario complesso artistico e architettonico. Anche chi arriva a Loreto senza un percorso religioso specifico resta colpito dalla ricchezza culturale del Santuario, che rappresenta una sintesi unica di arte e spiritualità.

Un secondo luogo imprescindibile è il Museo Pontificio, che consente di approfondire ulteriormente il patrimonio artistico e culturale della città e di comprenderne il ruolo storico e internazionale nel corso dei secoli. È un passaggio fondamentale per contestualizzare l’importanza di Loreto nel panorama europeo.

Il terzo consiglio è quello di vivere la città con lentezza. Passeggiare nel centro storico, percorrere i camminamenti esterni della Basilica, affacciarsi dai belvedere e visitare il Bastione Sangallo, all’ingresso di Porta Romana, permette di entrare davvero nell’atmosfera della città. Loreto è completamente percorribile a piedi: il giro della città fortificata è breve e accessibile, e camminare diventa un modo per condividere i percorsi quotidiani dei cittadini e farli propri. Partendo da Porta Romana, dove si trova il primo bastione storico che ospita anche il teatro, si arriva fino a Porta Marina, da cui si gode di un affaccio straordinario e da cui parte la Scala Santa che conduce simbolicamente verso il mare. A questi itinerari si aggiungono percorsi tematici come quello delle fontane storiche, un tempo punti di ristoro per i pellegrini e oggi restaurate, oppure il Museo dell’Aeronautica, che rappresenta una particolarità identitaria della città. Loreto offre molte possibilità: l’idea è entrare gradualmente nel suo clima e nella sua atmosfera e poi scegliere come personalizzare la visita, in base ai propri interessi.

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Attualmente il Bastione Sangallo ospita “Avvenga di me quello che hai detto. Un viaggio visivo e sonoro nel mistero dell’Annunciazione”. Cosa offre la visione di questo percorso multimediale e perché lo ha definito un’impresa non scontata?

Si tratta innanzitutto di un percorso multimediale: non una mostra tradizionale, ma un’esperienza immersiva che unisce immagini, suoni e narrazione. Utilizza un linguaggio contemporaneo per accompagnare il visitatore all’interno di uno dei misteri fondanti della tradizione cristiana, quello dell’Annunciazione, che è profondamente legato alla storia e all’identità stessa di Loreto. È un vero e proprio viaggio, soprattutto sensoriale, che coinvolge lo spettatore su più livelli e lo invita a entrare nel significato profondo dell’evento narrato. Proprio per questo l’ho definita un’impresa non scontata: mettere insieme tecnologia, rigore scientifico e contenuto spirituale, all’interno di uno spazio storico come il Bastione Sangallo, richiede grande equilibrio e una sensibilità particolare.

La sfida principale è stata evitare sia la semplificazione sia la spettacolarizzazione di un tema così delicato e centrale, mantenendone la profondità e il rispetto, ma allo stesso tempo rendendo l’esperienza accessibile a pubblici diversi, in particolare alle nuove generazioni. È una scelta importante per Loreto, perché significa sperimentare nuove modalità di divulgazione e di fruizione del patrimonio culturale. Credo molto in iniziative che sappiano far dialogare il presente con il passato e che valorizzino Loreto non solo come luogo di conservazione di un patrimonio straordinario, ma anche come spazio di produzione culturale viva e contemporanea. In questa prospettiva, la cultura diventa uno strumento di crescita e anche di promozione turistica, capace di mettere Loreto in rete con il patrimonio artistico e culturale dell’intera regione Marche.

Ci sono eventi in programma a Loreto da mettere in agenda per i primi mesi del 2026?

Ci sono diversi appuntamenti da mettere in agenda e il fulcro sarà sicuramente la nuova rassegna teatrale dal titolo “Loreto in scena”. È un passaggio molto importante per Loreto, perché il teatro comunale – insieme al Bastione Sangallo – è stato chiuso per quattro anni per adeguamenti normativi ed è stato riaperto solo lo scorso anno. La città aveva una vera e propria “sete” di riappropriazione dei suoi luoghi simbolo. La stagione teatrale nasce da una visione molto chiara: il teatro non deve essere soltanto un contenitore di eventi, ma un luogo vivo, aperto, plurale e accessibile, uno spazio di comunità in cui incontrarsi, confrontarsi, riflettere e generare nuova cultura. La programmazione è ricca e articolata: spazia dalla prosa alla musica, dal teatro comico a quello contemporaneo e inclusivo, fino agli spettacoli dedicati a bambini e ragazzi.

A Loreto, tra l’altro, operano ben sei compagnie teatrali – tre amatoriali e tre professioniste – che hanno vissuto anni complessi senza poter utilizzare il loro spazio. Il lavoro di tenere viva questa comunità culturale è stato impegnativo ma anche molto bello, perché ha rafforzato il senso di appartenenza e di collaborazione. Per questo motivo, la stagione dà priorità alle compagnie del territorio, affiancandole però a nomi di caratura nazionale, mettendole in dialogo. Investire sul teatro e sulla cultura significa anche rendere Loreto più attrattiva durante tutto l’anno, favorendo la destagionalizzazione e rendendo il territorio vivo non solo per i visitatori, ma anche per chi lo abita quotidianamente. È una sfida importante, ma necessaria per una città che accoglie ogni anno numeri altissimi di visitatori e che, allo stesso tempo, è una comunità viva, da sostenere e valorizzare.

C’è un progetto culturale su cui state lavorando e che desidera raccontarci?

Stiamo lavorando su più progetti culturali importanti, che rispondono a una visione precisa. Innanzitutto, c’è la volontà di dare continuità all’offerta culturale, consolidando gli appuntamenti che ormai sono diventati identitari per la città. Penso, ad esempio, alla Notte Celeste, un’iniziativa nata all’interno di questa amministrazione e dell’assessorato alla Cultura, che ha portato a Loreto tantissimi visitatori, in particolare giovani. Allo stesso modo continuerà il Premio Loreto “Meraviglia”, un riconoscimento che celebra le eccellenze lauretane: un modo concreto per valorizzare chi contribuisce alla crescita del territorio e ne porta il nome nel mondo.

Un altro progetto molto significativo riguarda il versante espositivo. Stiamo lavorando a una nuova mostra dedicata al centenario della nascita di Mario Giacomelli, uno dei più grandi maestri della fotografia a livello internazionale. La mostra, prevista per la primavera del 2026, si inserisce nel programma nazionale del centenario – che si sviluppa su più anni – ed è curata da Enzo Carli in collaborazione con l’Archivio Storico Mario Giacomelli. Questo permetterà a Loreto di entrare in una rete culturale di livello nazionale. L’esposizione presenterà un nucleo di opere inedite: 21 fotografie dedicate a Loreto, al pellegrino e all’anima più profonda della città. Sono immagini di grande forza emotiva, che raccontano speranza, attesa e spiritualità attraverso lo sguardo unico di Giacomelli. Parallelamente stiamo intervenendo anche sul piano strutturale. Uno degli obiettivi è rendere nuovamente agibile il Palacongressi per il pubblico spettacolo, ampliandone gli spazi e adeguandolo alle normative attuali.

Sono progetti che guardano al futuro e che nascono da un’idea molto chiara: investire nella cultura come leva di crescita, di identità e di attrattività del territorio. È una sfida complessa, ma è una direzione in cui crediamo profondamente. Vogliamo che Loreto diventi sempre più una piattaforma culturale, capace di produrre contenuti, ospitare artisti, attivare percorsi educativi e dialogare con reti nazionali e internazionali, mantenendo saldo il legame con l’identità profonda della città.

Intervista a cura di Sara Stangoni


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