Pubblicato in Interviste, News
16 Feb 26 INTERVISTE FUORI DAL COMUNE: Prof. Paolo Clini, la Basilica di Vitruvio riemerge a Fano
Ph: dal Corriere Adriatico
L’identificazione della Basilica di Vitruvio a Fano segna un punto di svolta per l’archeologia e la storia della civiltà occidentale. Paolo Clini, docente di Disegno presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Architettura dell’Università Politecnica delle Marche,racconta trent’anni di ricerca, il ruolo decisivo delle tecnologie digitali e le prospettive future di uno dei ritrovamenti più significativi di sempre.
Professor Paolo Clini, nelle ultime settimane non si parla d’altro: la scoperta sensazionale della Basilica di Vitruvio a Fano, in piazza Andrea Costa. Dal testo, il “De architectura” in cui è descritta, alla realtà. Perché questo ritrovamento archeologico riscrive la storia?
Uso le parole del Ministro della Cultura Alessandro Giuli alla conferenza stampa di annuncio della scoperta: esistono dei “prima” e dei “dopo” nella storia delle civiltà. Questo è un “dopo”. La scoperta della Basilica di Vitruvio a Fano è qualcosa che travalica qualunque altra scoperta archeologica, perché non riguarda solo un edificio, ma l’origine stessa della nostra civiltà. Siamo di fronte all’unico edificio che Vitruvio dichiara esplicitamente di aver costruito e che descrive nel De architectura. Per secoli si è pensato che fosse un’opera leggendaria, impossibile da realizzare per l’epoca: in Cina l’hanno definita “l’Atlantide dell’architettura”. Oggi sappiamo che non solo quell’edificio è esistito davvero, ma che a Fano Vitruvio ha realizzato la sua città ideale, trasformando in pietra i principi teorici che hanno fondato il Rinascimento e l’intera cultura occidentale. Non è solo archeologia: è una svolta di civiltà.
Lei ha dedicato oltre trent’anni allo studio e ricerca di questo monumento d’architettura, fondando a Fano anche il Centro Studi Vitruviani. Qual è il valore scientifico della scoperta?
Mi sono imbattuto in questa storia nel 1992, quando la Basilica di Vitruvio era considerata una questione chiusa, quasi dimenticata. Mi ha incuriosito, mi sono ostinato a studiarla: dottorato, post-dottorato, master internazionale, ricerche d’archivio dal Medioevo a oggi. Anche se non fossimo mai arrivati allo scavo, questa ricerca aveva già riaperto una questione fondamentale della storia dell’architettura. Ma oggi la scoperta obbliga a rileggere completamente il De architectura, la cultura romana e greca, e persino l’idea che Vitruvio sia realmente esistito, messa in dubbio da molti studiosi. Il valore scientifico è enorme, perché dimostra che Vitruvio non era solo un teorico, ma un costruttore che ha applicato i suoi principi in un contesto urbano reale.
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La notizia ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa dai media di moltissimi Paesi. Che importanza ha oggi questa scoperta per Fano, città natale di Vitruvio, e per le Marche?
Fano diventa il luogo di origine materiale della civiltà architettonica occidentale. Non è una questione di bellezza o monumentalità, come Pompei o Roma, ma di valore simbolico e culturale. Qui non scopriamo solo un edificio, ma il punto in cui teoria e pratica coincidono. Per questo l’attenzione internazionale è straordinaria: dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Asia all’Africa. Basti pensare, tra l’altro, che Vitruvio è il padre dell’architettura americana e questa scoperta sta destando davvero un forte interesse e stanno giungendo contatti e richieste anche ad alti livelli. Tutto ciò cambia inevitabilmente e completamente il ruolo di Fano e delle Marche nel panorama culturale globale.

Quanto sono stati decisivi gli strumenti digitali e le tecnologie avanzate nel confermare l’identificazione della Basilica?
Sono stati fondamentali. Oggi l’archeologia non è solo scavo: è studio, documentazione, modellazione, analisi digitale. Nel 2013 ho prodotto una ricostruzione che collocava esattamente la Basilica dove oggi è stata trovata. Quando durante i lavori è emersa la prima colonna, non c’è stato bisogno di interpretazioni forzate: dimensioni, proporzioni, materiali corrispondevano perfettamente al testo vitruviano e al modello. Questa è probabilmente una delle identificazioni archeologiche più solide di sempre: più di una firma, perché c’è un racconto coerente, verificabile, scientificamente inoppugnabile.
Gli scavi archeologici sono solo all’inizio, come è stato precisato, e pertanto si è attivata a riguardo la macchina per reperire nuovi fondi pubblici. Cosa ci si aspetta di trovare ancora?
Quello che è emerso finora è solo una parte del lato lungo della Basilica. Servono almeno due milioni di euro per documentare al meglio uno dei siti archeologici più importanti al mondo. C’è ancora un’intera navata laterale da scavare e un contesto urbano vastissimo. Stiamo già trovando strutture straordinarie: botteghe, il macellum, spazi pubblici. La Basilica non era isolata, ma il cuore pulsante della città romana. Ora però serve un cambio di scala: non sono più scavi di controllo, ma lo scavo della Basilica di Vitruvio.
È doveroso guardare anche al futuro prossimo. A suo avviso, come si potrebbe valorizzare al meglio questa scoperta, per renderla fruibile e comprensibile al pubblico?
Prima di tutto bisogna scavare e capire cosa abbiamo. Solo dopo si potrà parlare di valorizzazione, coinvolgendo anche professionisti di alta spessore. Ma è chiaro che dovrà essere qualcosa di unico al mondo: un luogo che racconti non solo un monumento, ma la nascita dei principi dell’architettura occidentale. Fano oggi ha un sistema pronto: il Centro Studi Vitruviani, l’università, la Soprintendenza, il Comune. Vent’anni fa non sarebbe stato possibile, oggi sì.

Dal punto di vista culturale e simbolico, cosa rappresenta oggi Vitruvio per l’architettura contemporanea?
Vitruvio è un eroe inconsapevole. Scrive il De architectura come ultimo, disperato gesto di difesa della cultura greca contro il nuovo mondo romano del cemento. Non poteva immaginare che quel testo sarebbe diventato il fondamento del Rinascimento, dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, dell’architettura moderna. I suoi principi – firmitas, utilitas, venustas – sono ancora oggi assoluti. Senza Vitruvio, la civiltà occidentale come la conosciamo non esisterebbe. Questa Basilica ce lo dimostra e in modo definitivo.
Intervista a cura di Sara Stangoni