INTERVISTE FUORI DAL COMUNE: Tiziana Maffei, Direttore Reggia di Caserta

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02 Ott 23 INTERVISTE FUORI DAL COMUNE: Tiziana Maffei, Direttore Reggia di Caserta

Architetto del patrimonio, è direttore della Reggia di Caserta dal luglio 2019.

Presidente di ICOM Italia nel triennio 2016-2019, attuale vicepresidente. Esperta di sicurezza museale. Componente di numerose commissioni nazionali e internazionali inerenti le professioni museali, l’accessibilità culturale, la sicurezza del patrimonio. Già componente del Consiglio di amministrazione dell’università Alma Mater di Bologna. Già Docente di materie inerenti museologia, museografia, comunicazione del patrimonio culturali, reti e sistemi museale. Ha svolto attività di libera professionista nel settore del patrimonio culturale relazionando le sue passioni e interessi per il restauro dei beni culturali, il paesaggio, i musei in un approccio sostenibile dell’azione umana.

La Reggia di Caserta è il simbolo della città e dal 1997 è insignita dall’Unesco del riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità. Direttore, quanto può fare questa maestosa residenza reale per lo sviluppo culturale e la promozione del territorio?

Partirei dal presupposto che la Reggia, oltre ad essere il simbolo della città di Caserta, è sicuramente il simbolo di un regno e del Sud. Va considerato quindi il valore di questa  committenza illuminata e di quanto poteva significare per il governo del territorio e rispetto alla sua dimensione produttiva. I siti reali avevano messo in azione, infatti, una serie di attività artigianali, di allevamento, di cura del vivaio e delle peschiere. C’è sempre stata una visione di autosufficienza e allo stesso tempo di promozione e sviluppo territoriale. Quindi la Reggia non è soltanto un complesso monumentale, pur straordinario, ma anche un importante polo di produzione per tutto il territorio. Il suo aspetto identitario può dare un senso alla missione museale.

La Reggia, in generale, produce un’economia interna diretta, ossia quella dei servizi e delle professionalità in essa operanti, un indotto turistico e uno produttivo basato sulla dimensione del made in Italy al quale teniamo in modo particolare e che stiamo portando avanti anche attraverso partenariati pubblico-privato. Ad esempio le serre sono state affidate a una ditta vivaistica per produrre piante, seguendo il catalogo dell’Ottocento, e per realizzare una serie di attività. Altre operazioni sono finalizzate anche al riuso dei materiali. Ad esempio il progetto di recupero del Complesso dei Padri Passionisti, nell’ambito del Piano Strategico “Grandi progetti beni culturali”, per la creazione di un polo culturale di riferimento per il settore delle arti applicate, della moda e del design, con laboratori basati sull’innovazione tecnologica ma con un approccio di riuso dei materiali. Un sistema integrato di ambienti flessibili e all’avanguardia che intende unire la magnificenza del passato con le potenzialità del contemporaneo.

Ricordo poi che in Reggia accogliamo la sede del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana, abbiamo la vigna gestita da Tenuta Fontana nel Bosco di San Silvestro, viene prodotto un amaro AmaRè con il marchio della Reggia, la cooperativa sociale Eva – impegnata in servizi di prevenzione e contrasto della violenza – realizza le “marmellate delle Regine” recuperando le nostre arance che prima erano lasciate macerare a terra, grazie ad un progetto di economia circolare e solidale. Attualmente, infine, siamo in una fase di cantiere per la rinascita della Reggia di Caserta e per rifunzionalizzare parte degli spazi fino a poco tempo fa assegnati all’Aeronautica Militare. Questo comporta chiaramente la necessità di impiegare maestranze specializzate e materiali di varia natura.

Al centro di ogni progettualità della Reggia di Caserta c’è quindi una visione sul territorio. Proprio per questo ci sono due mappe a disposizione dei visitatori: quella che presenta il Parco e il Palazzo e quella che illustra i luoghi intorno da poter visitare. Questa mappa sarà, tra l’altro, anche la prossima tovaglietta del nostro punto ristoro.

La Reggia sta sempre di più diventando un brand e c’è sicuramente ancora molto da fare per una promozione internazionale e per comunicare il senso della cura del patrimonio. Vogliamo coinvolgere il territorio, i cittadini, sono loro il primo punto per un sistema che coinvolga chiunque in un senso di bellezza sia estetica sia etica. In questi quattro anni di direzione ho creduto particolarmente in questa filosofia, con maggiore consapevolezza collettiva e sostenendo il pensiero critico. Ritengo che la Reggia di Caserta vada vista come fonte di ispirazione e, in qualità di museo sostenibile, debba lavorare per se stessa, per il territorio e per le comunità.

Il Parco Reale è uno straordinario “museo vivente”, di particolare bellezza: cosa si può ammirare?

Sicuramente è un ecosistema generale: sono 123 ettari a cui si aggiungono i 76 ettari del Bosco di San Silvestro, i 38km dell’Acquedotto Carolino e circa 120 utenze. Gestiamo quindi risorse naturali molto importanti. L’aspetto particolare della Reggia di Caserta è che si articola in tre giardini. Mi piace immaginarli come presente, passato e futuro. Il presente è la via d’acqua con la sua “sagomatura” immobile e quindi indicante il momento; il Bosco Vecchio è il passato, essendo la parte più antica del Parco Reale, è il respiro antico e la dimensione di memoria. Il Giardino Inglese rappresenta invece il futuro: è stato infatti il luogo della sperimentazione, con piante che hanno dovuto adattarsi ma allo stesso tempo trovare accoglienza. È, secondo me, un po’ la metafora dell’armonia. Il visitatore che entra nel Parco, luogo fuori dal tempo, troverà in modo naturale la strada per uscire, come succede nella vita. Tra l’altro il Giardino Inglese rappresenta un senso di iniziazione, è ricco di immagini simboliche e di percorsi d’acqua. È un’idea che va oltre e trasmette un senso di prospettiva. Credo che il Parco Reale debba essere visitato così: lasciarsi guidare dalla perfezione del canale visivo e vivere al meglio questo “museo verde”.

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Si sta concludendo un anno importante, dedicato alle celebrazioni vanvitelliane. Che cosa è stato fatto e cosa ci sarà ancora?

Dal 19 gennaio 2023 abbiamo dato il via all’intenso progetto “Luigi Vanvitelli, il Maestro e la sua eredità 1773-2023″ per celebrare il grande architetto in occasione dei 250 anni dalla sua morte. Questa ricorrenza è stata un’occasione ulteriore per intessere un programma di relazioni generali e diffuse in Campania e su tutto il territorio nazionale. L’Italia è punteggiata di opere di Vanvitelli e dei suoi discepoli. Abbiamo sottoscritto 24 accordi con diverse istituzioni in Italia, dalla Federico II di Napoli, all’Accademia di San Luca di Roma, alla Regione Marche.

Sono state attivate, inoltre, una serie di iniziative. Alla Reggia di Caserta abbiamo inaugurato un percorso permanente dedicato a Vanvitelli in alcune sale degli appartamenti reali: la committenza, il progetto, l’esecuzione e la realizzazione. Tra l’altro mostrando al pubblico spazi prima non accessibili, come gli interrati e i sottotetti. Sono state, inoltre, coniate monete dal Poligrafico dello Stato dedicate a Vanvitelli, organizzati convegni e pubblicato un bando di valorizzazione partecipata con il quale abbiamo chiesto ad associazioni e istituzioni di promuovere attività nei luoghi legati a Vanvitelli. Sarà allestita nei prossimi mesi nella Grande Galleria una mostra fotografica con gli scatti di Luciano Romano e Luciano d’Inverno, aprendo così anche una nuova sezione alla Reggia per mostre temporanee. E infine è in arrivo una pubblicazione della Treccani.

A queste iniziative alla Reggia si aggiungono quelle organizzate in Italia dalla rete di istituzioni che hanno aderito al progetto. Tutto il progetto è veicolato da un’identità visiva con una grafica coordinata, unica e specifica per ogni regione italiana coinvolta, ciascuna con una declinazione cromatica propria e quindi riconoscibile. Ritengo che tutto ciò sia un vero omaggio che possiamo fare al maestro Luigi Vanvitelli.

Come saranno sviluppati i progetti alla Reggia di Caserta per i prossimi mesi?

Abbiamo una programmazione molto definita. Ai nostri piani abbiamo affiancato un bando di valorizzazione partecipata secondo il quale ogni sei mesi si possono proporre iniziative di fruizione culturale e valorizzazione del patrimonio, momenti di aggregazione, espressioni artistiche e creative da svolgersi nel Palazzo Reale, nel Parco Reale e ai Ponti della Valle dell’Acquedotto Carolino. I progetti saranno valutati dal comitato scientifico del Museo in base al valore e all’interesse. Concediamo gli spazi a titolo gratuito, perché vogliamo aprirci alla collaborazione su progetti di qualità. L’iniziativa è rivolta a istituti di ricerca, università, conservatori, centri di formazione, operatori culturali, cooperative, fondazioni, associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e altri soggetti senza scopo di lucro.

Ha un obiettivo che le piacerebbe realizzare nel suo incarico di direzione?

Come ogni direttore museale l’obiettivo principale è certamente vedere conclusi tutti i cantieri e i progetti avviati in questi anni. Attualmente abbiamo in corso una progettualità per 103 milioni di euro. Vorrei quindi vedere terminato il restauro delle facciate dei cortili, così come la realizzazione del centro congressi e l’atteso restauro del teatro di corte.

Sono certa che lascerò un istituto museale dall’approccio molto professionale e con uno staff appassionato e motivato che saprà essere da esempio e da traino. Vorrei che la Reggia di Caserta potesse essere a tutti gli effetti un museo di livello internazionale, grazie al lavoro che tutti stanno svolgendo. Abbiamo costruito una struttura viva che guarda al futuro e non solo al successo del momento e mi auguro che possa restare solida e mantenere nel tempo la sua forza per se stessa e per tutto il territorio.

Dott.ssa Maffei, può dare il suo consiglio da direttore su una peculiarità o su qualcosa che non deve sfuggire a chi visita la Reggia di Caserta?

Consiglio prima di tutto di “perdersi nel tempo” ossia di visitarla senza fretta. Suggerisco poi un mio percorso per visitare la Reggia: si parte facendo un giro nel Bosco Vecchio in bicicletta, poi ci si sposta con la navetta per raggiungere il Giardino Inglese, si pranza al ristorantino alla sommità del Parco reale guardando il Palazzo e poi si visitano gli Appartamenti reali.

Consiglio, infine, se possibile, una visita al tramonto, da ammirare presso la fontana di Diana e Atteone, dove il cannocchiale visivo è al contrario, ossia dal Parco verso il Palazzo. In questi tramonti rosati la Reggia si specchia nella prima vasca e ciò significa guardare da un punto di vista diverso. È un effetto ottico incredibile che mi incanta ogni volta.

Intervista a cura di Sara Stangoni

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