La scelta di una destinazione turistica: quanto incidono le activities offerte?

Pubblicato in Attualità, News

04 Ago 23 La scelta di una destinazione turistica: quanto incidono le activities offerte?

La scelta di acquisto di una destinazione richiede la valutazione di molteplici fattori: la distanza da casa, i mezzi di trasporto disponibili, il budget ma, ancora più importanti, i servizi in forma di activities che possono gratificare chi le sceglie. Oggi scrivo da una località di media montagna scelta tra mille concorrenti proprio per la mole di esperienze disponibili per tutti i componenti della mia famiglia. La riflessione di oggi sarà centrata sul rapporto, per gli amministratori della destinazione, tra investimenti pubblici in infrastrutture, privati in servizi, qualità del servizio reso all’utente (non solo il turista, infatti, ma anche il residente potrà fruirne) ed infine la redditività dei servizi resi che incide fortemente sulla sostenibilità di lungo periodo delle imprese che la animano.

Ho già affrontato l’argomento della “tematizzazione” della destinazione turistica e tutti gli esperti (ed anche alcuni amministratori) sono ormai consapevoli che non esiste una destinazione che va bene per tutti, ma che sia necessario scegliere i turisti che si vogliono ospitare. E nello scegliere, per forza di cose, qualcuno rimarrà fuori (tradotto: anche se viene non troverà quello che cerca e, forse, se ne lamenterà sui social media e nei portali di recensioni). Questa scelta influenzerà fortemente gli investimenti pubblici e privati nella destinazione, pertanto dovrebbe essere lungimirante.

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Nella località da cui scrivo oggi si è scelto il target famiglie attive (interessate cioè ad attività ludiche e sportive nella natura) associato al soggiorno climatico per la terza età. Un ottimo connubio: chi vedo passeggiare accanto a me sono nonni e nipoti che si godono insieme una passeggiata (accompagnata) poco impegnativa, ma molto istruttiva (per entrambi). Certamente questa scelta non esclude, ad esempio, giovani sportivi in mountain bike per i quali corrono, accanto ai sentieri da passeggiata, bike parks molto organizzati. Per ottenere tutto questo l’amministrazione della destinazione ha sicuramente lavorato sulle infrastrutture sia direttamente attraverso la realizzazione di parchi gioco, campi di calcio, tennis, padel ed i bike park di cui sopra, sia indirettamente favorendo l’iniziativa privata concedendo la gestione di baite e chalet sulla base di criteri di merito e con contratti di lungo termine che consentono ai gestori investimenti in termini qualitativi (ad esempio portando ristorazione di alto profilo accanto ai menù per bambini e per celiaci) e soprattutto in activities.

Le società di animazione che concorrono ad accaparrarsi bambini da accudire, “dotto trains” con molteplici percorsi dal naturalistico al culturale, strutture ricettive con gli adventure park (quei percorsi da fare sugli alberi con caschetto ed imbracatura) fin dentro le camere. Per gli anziani un servizio di assistenza medica-infermieristica H24, per i giovani discesisti in mountain bike, infine, noleggi, lezioni private e di gruppo per affinare la tecnica. La qualità percepita è così diffusa che non mi sono stupito di vedere un camion per spurgare i tombini girare tutta la città il giorno prima (e sottolineo prima) di una prevista giornata di pioggia torrenziale. Altra cosa che non mi ha stupito, sempre in termini di qualità percepita, è la completa gratuità (per gli ospiti delle strutture ricettive ufficiali e per i residenti), dei mezzi di trasporto di fondovalle (non gli impianti di risalita ovviamente anche se sono scontati) per poter godere di tutto l’ambiente ed i servizi locali indipendentemente dai confini amministrativi.

Questo rapporto sinergico tra qualità attesa e percepita in destinazione, oltre a comportare recensioni e post entusiasti sui social media, consente agli operatori economici una redditività che raramente si riscontra in località balneari o nelle città d’arte. Una doppia stagionalità (estate ed inverno rispetto alla sola estate per le località di mare) e tanti servizi adattabili a diversi usi (ad esempio gli impianti di risalita che si modificano in base a cosa devono trasportare, se sci da discesa o mountain bikes) rendono una destinazione attraente e sostenibile nel lungo periodo. Non servono picchi di utenza concentrati in pochi giorni (come durante i grandi eventi) se nel resto dell’anno c’è il deserto, ma una continuità di utenza che ripaghi gli investimenti e consenta di selezionare e formare personale qualificato e soprattutto appassionato. La sostenibilità ambientale possiamo considerarla come fattore determinante il posizionamento di branding della destinazione e questo, di conseguenza, porta ad una sostenibilità economica auspicata da tutti, dalla pubblica amministrazione ai privati. L’ultima riflessione su questo tema riguarda il concetto di benessere, o meglio, ben-vivere (well-being in inglese) che è la motivazione (di cui parlavamo all’inizio) della scelta d’acquisto della destinazione. Cercherò sempre un luogo che mi fa stare bene, che mi riempia le giornate di attività sportive o anche solo di rumore del vento tra gli alberi. Un luogo che diventi parte delle mie abitudini d’acquisto e mi faccia venire voglia di vivere la destinazione in tutte le stagioni (della mia vita).

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MARKETING TERRITORIALE
Rubrica a cura di Marco Cocciarini

Laureato in Economia del Turismo, è consulente di sviluppo innovativo strategico e tecnologico per il destination management turistico in particolare su progetti di cooperazione internazionale e locale. È stato business developer di alcune delle più celebri startup italiane in ambito turistico ed è attualmente responsabile territoriale della loro associazione nazionale.

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